mercoledì 22 ottobre 2008

Completamente nuda gli ballava freneticamente accanto, a separarli c’era solo un vetro spesso, inumidito dall’alitare di Michael che ci stava appiccicato. Restò a guardarla qualche minuto, magneticamente attratto dalla danza tribale e delirante della donna, poi diede una botta con i pugni per attirare la sua attenzione. Ma niente. Corse in bagno a lavar via il torpido miscuglio di sudore e sangue dalla camicia, si passò dell’acqua gelata sul volto e osservò per un istante lo specchio che rifletteva l’immagine di un ragazzo sui ventotto, pallido, il cui volto era solcato per qualche centimetro da una cicatrice sulla parte alta della fronte. C’era qualcosa di candido nel suo sguardo, messo in ombra dai due orecchini che incorniciavano il lobo dell’orecchio destro e dagli occhietti da bullo che si agitavano ora verso destra ora verso sinistra. Spalle larghe, statura imponente l’avevano certamente aiutato in chissà quante risse da bar.
Sputò nel lavandino e incastrò la pistola fra cintura e jeans, coprendola con il manto nero del cappotto, poi con un calcio si fece strada nel bagno, sbottonò la cerniera per pisciare.
Intanto all’esterno qualcosa si agitava: la gente smetteva di ballare, i pusher imboccavano di gran fretta l’uscita del retro mentre all’esterno la folla di poco prima si dileguava e solo qualche curioso chiedeva agli agenti di polizia, illuminati dalle sirene, il perché dell’incursione.
<>, rispondeva un agente con tono serio, mentre una squadra speciale armata di mitra e caschi faceva il suo ingresso trionfante.
Michael è assodato fosse un imbecille. Ma aveva un sesto senso per i guai, e fiutò rapidamente l’agitazione. Tant’è che estrasse la cintura borchiata in ferro e la scagliò contro una finestra della parte alta del wc che si frantumò in mille pezzi e come una scimmia ci salì e la scavalcò. La piccola finestra affacciava sul parcheggio privato della disco, una sorta di palcoscenico d’auto sportive, fra bmw, porche, mercedes e audii. C’era anche una maestosa ferrari, senza neanche un graffio e lucidata a nuovo. Si ripulì dai vetri dirigendosi con passo felpato verso una porche carrera, forzandone la serratura del bagagliaio e s’infilò all’interno. Aveva l’aria di uno che sapeva perfettamente quel che stava facendo, e il diavolo lo sa in quale maledetta situazione si sarebbe ficcato se così non fosse stato. Nel parcheggio, infatti, sbucarono due drughi della stessa risma di quelli ammazzati venti minuti prima, che aprirono il bagagliaio della ferrari, che fiancheggiava la porche in cui lui era riposto, per tirarne fuori due valige. Fu percorso da un brivido glaciale, ma non era ancora il suo momento.
Passò quasi un’ora prima che la macchina fosse messa in moto e Michael trascinato chissà dove.

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